
Pur mancando della particolare aura dei Classici del tempo di Walt
Disney, questo secondo capitolo merita di essere visto per le sue innovazioni e per i contatti che mantiene col film al quale si ispira. L'equilibrio viene mantenuto aggiungendo un tocco particolare che non dispiace.
Nel mondo di Peter, il semplice fatto di crescere è poco compreso. Ecco spiegata l'apparizione nei cieli di Londra del vascello di Capitan Uncino che, in cerca di vendetta, pensa bene di rapire Wendy, portando via, invece, Jane.
Questo è l'inizio della risalita. Jane scopre il potere dei sogni, della fantasia e della voglia di volare. Si! Volare!
L'unità con i suoi compagni è una marcia in più con cui Uncino deve presto fare i conti e, di nuovo, il capitano verrà umiliato.
Quando ormai i secondi capitoli dei film Disney non stupivano più nessuno (ricordiamo con nostalgìa i tempi in cui un Classico era intoccabile), accadde una piccola rivoluzione. Per la prima volta, un film concepito per l'Home Video fu dirottato nelle sale perché ritenuto capace di catturare l'attenzione del pubblico fino al punto da portarlo al cinema.
Questo a mezzo secolo dal Classico originale: "Le Avventure di Peter Pan".
Anche "Il Re Leone 2" sembrò sul punto di fare il grande salto, ma toccò al ragazzo che non cresce mai l'onore di essere il primo.
Come è spesso accaduto nei seguiti, "Ritorno all'Isola Che Non C'é" sposta l'attenzione sulla generazione successiva. Resta il fatto che Peter Pan non cresce ma questo, se da un lato appare come un limite, dall'altro fornisce un'occasione di dolceamaro che gli sceneggiatori e animatori Disney non si sono lasciati scappare, e che utilizzano per un memorabile attimo nel finale.
La cronologia ci sposta dall'inizio '900 del film del 1953 agli anni'40 di questo seguito del 2002. Siamo in piena Seconda Guerra Mondiale.
In questi difficili anni, mentre Londra viene ferita e martoriata dalla follìa umana, la piccola Jane cresce in fretta e smette troppo presto di prestare attenzione alle storie di sua madre Wendy Darling, che crede nell'esistenza di Peter Pan.
Dopotutto perché non dovrebbe? Lo faceva quando non l'aveva mai visto... figuriamoci dopo averlo conosciuto, aver vissuto nel suo rifugio e affrontato al suo fianco il terribile Capitano Uncino, prima di decidere di tornare a casa e crescere.
Peter Pan la libera, credendo anche lui che si tratti della sua amica Wendy, ma trovando, invece, una ragazzina ben diversa che non crede alle favole, nemmeno quando ci si trova dentro.
Tutto le appare folle e senza logica, in un mondo come quello dell'Isola Che Non C'é.
Durante una lite con i suoi compagni di avventura, la fatina Trilly accusa il colpo peggiore: la dichiarazione di Jane di non credere alle fate! La sua vita è in pericolo. Le fate vivono solo finchè qualcuno crede in loro, e una ragazzina che non lo fa è un colpo micidiale! La fatina perde vitalità e forza, iniziando a spegnersi lentamente.
Questo non è il solo problema. Capitan Uncino e Peter Pan continuano ogni giorno la loro lotta e ad un certo punto, il pirata si trova in vantaggio, con Peter e i suoi compagni in mano sua. L'arma vincente del cattivone è stata Jane, che si è lasciata convincere a collaborare in cambio del ritorno a casa.
Jane si rende conto della sua responsabilità nel disastro e torna nel rifugio a chiedere aiuto. Trova Trilly ormai immobile e insensibile ai suoi richiami.
Le lacrime di una ragazzina di dodici anni per la vita di una fatina sono la prova che, in fondo, può ancora credere. Trilly si riprende!
La giovane indurita e raffreddata dalla guerra deve credere alle fiabe per vincere la sua battaglia e il coraggio necessario lo ha maturato affrontando quotidianamente i bombardamenti sulla sua città.



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